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daniela costantini psicologa psicoterapeuta
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IL DUBBIO" è il mio 4° racconto pubblicato nel volume "SEDICI STORIE DA RACCONTARI" ed. Terraferma, 2010, Venezia

Pubblicato il mio 3° racconto " L'INIZIO DELLA FINE " Nell'Antologia STORIE QUOTIDIANE prefazione di CARLO LUCARELLI ed. Terra Ferma, 2009, Venezia

E' uscito il mio secondo racconto " Secondo te lui cosa pensa di me? - in "DIALOGHI E RACCONTI ANALOGHI" ed. Terra Ferma, 2008, Venezia.

Il mio primo racconto "Una parmigiana per la strizzacervelli" è stato pubblicato nel volume "Cucina di Storie - Racconti" ed. Ristorarti, 2007, Venezia

CURRICULUM
Nata a Roma il 13-04-1957 ha conseguito la Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" con la votazione di 110 con Lode. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Veneto e abilitata in via permanente e definitiva all'esercizio della Psicoterapia ai sensi dell'art.35 della Legge 18/2/89 n.56. Dal 1993
Psicologa Dirigente Az. ULSS 12 VENEZIANA Responsabile Gestione Qualità Dipartimento Salute Mentale
CURRICULUM FORMATIVO E PROFESSIONALE TITOLI FORMATIVI i più rilevanti) 1982 - 1986 specializzazione quadriennale nell’approccio sistemico/relazionale, presso il Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale – Roma - Scuola di formazione riconosciuta per la specializzazione post-laurea presieduta dal Prof. Luigi Cancrini 1986 - 1991 formazione quadriennale e conseguimento del titolo di Didatta nell’approccio sistemico relazionale presso il Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale – Roma - Scuola di formazione riconosciuta per la specializzazione post-laurea presieduta dal Prof. Luigi Cancrini dal 1997 Didatta associata al Forum Europeo Formazione e Ricerca nella Mediazione Familiare 1999 Corso per Dirigenti Sanitari Ruolo,Organizzazione, Processi nell’Azienda Sanitaria –Orgasystem – AULSS 12 Venezia 2000 Aggiornamento e formazione in Accreditamento e Qualità in Psichiatria Istituto Superiore di Sanità/ASL RME - Roma 2001 Corso di Epidemiologia Valutativa e procedure Qualità - Istituto Superiore di Sanità - Roma 2001 Corso Sistema Qualità nelle strutture Sanitarie (Vision/ISO) - Biosistemi - Padova 2002 - 2006 Corsi aziendali per Referente Dipartimentale della Formazione ECM - AULSS 12 Venezia 2005 - 2006 Corso Regionale per Facilitatore e Valutatore Servizi sanitari e sociosanitari Regione Veneto 2006 - acquisizione della qualifica di Facilitatore e Valutatore dei Servizi Sanitari – iscritta nel Registro dei Facilitatori e Valutatori per l’Accreditamento Istituzionale della Regione Veneto- Agenzia Regionale Socio-Sanitaria del Veneto – ARSS 2007 Corso di formazione per Auditor di SGQ nel settore sanitario Agenzia Regionale Socio-Sanitaria del Veneto – ARSS 2007 Master Universitario di II livello 2007/2008 in Economia e Management della Sanità – Cà Foscari - Venezia 2008 Idoneità alla nomina di Direttore dei Servizi Sociali delle Aziende ULSS del Veneto (DGRV 29/01/2008)
SERVIZIO AZIENDA ULSS 12 VENEZIANA
Dal 1993 Psicologa ruolo presso Servizio Tossicodipendenze dal 1998 Psicologa Dirigente presso Servizi Psichiatrici Veneziani - Dipartimento Salute Mentale - DSM INCARICHI AZIENDALI 1995 Membro Consiglio Sanitari ULSS 12 Venezia 2002 – 2006 Referente aziendale per la formazione ECM di tutto il personale DSM INCARICHI DIPARTIMENTALI 2002 Referente per la metodologia Gruppi Miglioramento Continuo Qualità e procedure Qualità e Accreditamento dal 2003 Responsabile Progetto Accreditamento Professionale tra Pari n° 6 DSM Veneto dal 2007 Responsabile Gestione Qualità – RGQ - Dipartimento Salute Mentale ULSS 12 Venezia INCARICHI PROFESSIONALI dal 2008 Responsabile Centro Diurno e Responsabile Gestione Qualità DSM, dal 2005 incarico Dirigenziale di Alta Specializzazione in Terapia Familiare e Procedure Qualità e Accreditamento dal 2002 incarico Dirigenziale di Alta Specializzazione in diagnosi e terapia della famiglia dal 1999 Responsabile Gruppo Miglioramento Continuo Qualità area Comunicazione dal 1999 Coordinatrice Gruppi Familiare dal 2000 Coordinatrice Psicoterapie di gruppo (area giovani) dal 2001 Responsabile Progetto Accreditamento Professionale tra Pari per il DSM - CSM Ve 2002/2003 Supervisione clinica equipe operatori “Progetto sostegno pazienti dializzati Reparto nefrologia e dialisi Ve dal 1993 ambulatorio psicologico, psicoterapia individuale, familiare, di gruppo “Componente Commissione Regione Veneto per il monitoraggio e la verifica dell'applicazione a locale livello dei requisiti e standard per la salute mentale” ATTIVITA' DIDATTICHE DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PER OPERATORI SOCIO-SANITARI Svolgimento di numerose attività di didattica e formazione per operatori di varie qualifiche (psichiatri, psicologi, giudici, avvocati, assistenti sociali, infermieri, educatori, docenti scolastici) sia in contesti pubblici (servizi tossicodipendenze, servizi psichiatrici, consultori, equipe di comunità, equipe territoriali, equipe disabili, scuole, tribunali) che in contesti privati per i centri di formazione alla specializzazione in terapia sistemico relazionale riconosciuti. E’ stata relatrice in diversi Convegni e Seminari su molteplici tematiche teorico/cliniche, applicative, didattiche, organizzativo/gestionali. Docente e tutor in diverse iniziative formative ECM aziendali ed extraziendali.
PUBBLICAZIONI 1) Comunità Terapeutiche e tossicodipendenti, in Rivista di Servizio Sociale, ISTISSS, Roma, 3/1982 2) Le Comunità Terapeutiche, una proposta di intervento per tossicodipendenti', in Psicobiettivo, Cedis. Roma,1/1984 3) Le Comunità Terapeutiche per tossicodipendenti, NIS, Roma, 1984 4) La risocializzazione dei tossicodipendenti: come parlarne correttamente, in Informazione IRESM, Officina Ed., Roma, 1985 5) Roma contro la droga, IRESM, Officina Ed., Roma 1985 6) Drug Addiction Among Young People, a Study of Tipology and its Relevance to Treatment Program, in Bulletin on Narcotics United Nation, N.Y., 2/3, 1985 7) La tipologia del tossicodipendente, in Interventi Psicoterapeutici per Tossicodipendenti, C.T.S.T. - USL 16, Modena, 1985 8) Le guarigioni nelle tossicomanie giovanili, in Quaderni di Prevenzione Malattie Mentali, Il Pens. Scient. Ed., Firenze, 1985 9) Tossicomanie giovanili: uno studio sulla tipologia dei tossicodipendenti e delle loro famiglie, in Recenti Progressi in Medicina, vol. 76 n. 10, Il Pens. Scient. Ed., Firenze, 1985 10) Indagine sulle procedure di presa in carico e sui protocolli terapeutici utilizzati da sei Strutture pubbliche e private di assistenza ai tossicodipendenti, Atti del I Congresso del Sottoprogetto Tossicodipendenze, Progetto Finalizzato Medicina Preventiva e Riabilitativa, C.N.R., Firenze, 1985 11) L'intervento sistemico nel contesto definito dalla nuova legislatura psichiatrica, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, AGE Graf Ed., Reggio Emilia, 1986 12) Juvenile Drug Addiction: A Tipology of Eroin and Their Families, in Family Process, N.Y., 27/3, 1988 13) Effetti comportamentali della diffusione di AIDS tra i tossicodipendenti: dalla letteratura ad Una ipotesi di ricerca, Atti del XXXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria,CIC Ed. Int., Roma, 1988 14) Il nuovo codice di procedura penale minorile: le iniziative della Regione per l'attuazione Della legge, in Veneto Sicurezza Sociale, Arnoldo Mond. Ed., , Vicenza, 5/1990 15) Le psicoterapie brevi, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 2/1993 16) Genitori dopo la separazione, in Medica, Ed. House Media, 8/1995 17) Adolescenza e apparecchio: un rapporto difficile, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 9/1995 18) Liberalizzare le droghe o liberarci dalle droghe?, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 11/1996 19) Anziano è futuro, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 12/1997 20) L'alfabetizzazione emozionale: disagio giovanile e prevenzione, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 13/1997 21) Per una sanità a misura d'uomo, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 15/1998 22) Tutela della salute mentale, in Medica, Ed. House Media, Venezia, 17/199 23) La Comunità Terapeutica per la riabilitazioe del paziente psichiatrico: l'esperienza integrata della CTRP veneziana Borgoloco, Atti del Convegno 24) La valutazione dei risultati dalla prospettiva del Dipartimento di Salute Mentale, Atti del Convegno Nazionale SIP, TO, 17/22 Ott.2001, Centro Scientifico Ed., To 2000
LINGUE E INFORMATICA Inglese e Francese: conoscenza e comprensione lingua scritta e parlata Informatica: utilizzo programmi microsoft Office, Power point e internet

COMING OUT: IL CORAGGIO E LA FORZA DI AFFERMARE LA PROPRIA IDENTITA'
29 dicembre 2009

IL PERCORSO INTERIORE PER DICHIARARSI OMOSESSUALE

http://www.cinemagay.it/schede.asp?IDFilm=2556

Primo e unico film gay prodotto dalla DEFA (studi cinematografici di stato) nella Germania Est, proiettato per la prima volta proprio in quel 9 novembre 1989 che ha segnato la fine della Guerra Fredda. A metà proiezione venne dato l'avviso che il muro tra le due Germanie stava crollando, ma la grande maggioranza degli spettatori chiesero di poter vedere il film fino alla fine prima di andare ad unirsi alle manifestazioni di piazza. Il film racconta la storia di Philip che già fin da ragazzo si sentiva fortemente attratto dal suo migliore amico, ma represse questa sua inclinazione per seguire una strada "normale". Ora insegna in una scuola dove Tania, una sua collega, s'innamora perdutamente di lui e presto vanno a vivere insieme. Philip pensa anch'egli di essere innamorato di Tania ma tutto viene rimesso in discussione quando conosce Matthias, un ragazzo incontrato mentre stavano facendo la coda per un concerto. Nasce subito tra i due un appassionato amore che Matthia considera come il grande amore della sua vita e che crede debba essere eterno. Ma Philip ha paura, non trova il coraggio di dirlo a Tanja, anche perchè sta aspettando un suo figlio. Da qui il film segue la dolorosa strada che porterà Philip, dopo averne pagato un alto prezzo, ad accettarsi completamente.

 

http://www.cassero.it/show.php?61

Le fasi del coming out
Il coming out come un percorso a tappe successive

In genere le persone omosessuali parlano di coming out riferendosi ad un momento in particolare: la prima volta che hanno baciato o hanno avuto un rapporto sessuale con una persona dello stesso sesso, oppure la prima volta che hanno detto a voce alta "ono gay" o "sono lesbica" a se stessi, in famiglia o con gli amici, la prima volta che hanno risposto "Sì" ad una persona appena conosciuta che domandava loro: "Scusa, ma sei gay/lesbica?".

In realtà tutti questi momenti e contemporaneamente nessuno di essi sono coming out, perché il coming out non è un istante isolato nel tempo fra un prima e un dopo.

Il coming out è un processo, una sequenza temporale di avvenimenti, pensieri, esperienze, scoperte e rivelazioni su noi stessi che si susseguono e permettono ad una persona che non sa chi, cosa e come è, di riconoscersi in quanto omosessuale, di accettarsi in quanto tale, di piacersi di più e diventare quindi forse una persona più felice, realizzata e dotata di un'identità personale strutturata anche in quanto omosessuale.

Proviamo ad analizzare questo percorso, a volte lento, a volte veloce, a volte doloroso, a volte più facile, a volte totale, a volte parziale... sicuramente diverso per ciascuno di noi.

Secondo il sociologo statunitense Antony Giddens, si possono definire quattro "categorie" di persone che hanno rapporti sessuali con persone dello stesso sesso:
- chi ha avuto una o più esperienze omosessuali come esperienze isolate, ad esempio durante l'adolescenza;
- chi ha per un certo periodo prolungati rapporti omosessuali perché impossibilitato ad avere rapporti eterosessuali, ad esempio in carcere o nelle altre "istituzioni totali";
- chi ha rapporti omosessuali come esperienza esclusivamente fisica, che rimane del tutto isolata rispetto alla propria vita altrimenti eterosessuale;
- chi vive coscientemente e consapevolmente l'omosessualità come stile di vita alternativo all'eterosessualità.

Non tutte le persone che hanno o che hanno avuto uno o più rapporti sessuali con persone dello stesso sesso (indipendentemente dal tipo di pratica sessuale attuata) quindi possono essere definite omosessuali: alcune perché vivono esclusivamente l'atto sessuale fine a sé stesso, altri perché bisessuali o magari potenziali omosessuali, che per i più diversi motivi si limitano esclusivamente al rapporto sessuale con persone dello stesso sesso.

Si definiscono invece omosessuali le persone che vivono volontariamente e in maniera più o meno visibile la loro omosessualità, che hanno costruito un immagine di sé anche in quanto omosessuali, che hanno accettato positivamente questo aspetto della loro vita::: tutti coloro che hanno fatto un individuale percorso di coming out.

Ci sono diversi studi che definiscono un modello delle fasi del coming out, qui proponiamo una rielaborazione che si rifà in particolar modo ai modelli di Cass (1979) e di Coleman (1982).

1) fase del pre-coming out.
Questo momento corrisponde in genere all'adolescenza ed è caratterizzato da sentimenti di distanza dagli altri, di paura della diversità sociale, di depressione, che determinano idee, comportamenti e pensieri tipici, come sentirsi socialmente diversi durante l'adolescenza, sentirsi soli, avere ambigue attrazioni verso persone del proprio sesso, avere paura di essere notati per comportamenti scorretti, avere pensieri e sentimenti privati, avere sentimenti di tipo depressivo o comunicare i problemi somatizzando.

2) fase della confusione.
Caratteristici di questo momento sono una grande confusione personale spesso non direttamente connessa all'omosessualità, la possibilità di ambivalenza negli atteggiamenti rispetto all'omosessualità, una certa difficoltà a riconoscere i sentimenti verso le persone dello stesso sesso, paure, ansie e domande rispetto all'individuazione di un'immagine positiva di riferimento gay/lesbica, la difficoltà ad affermare le proprie abilità e caratteristiche peculiari e a ricevere sostegno dagli altri, che prolungano i sentimenti di diversità sessuale vissuti durante l'adolescenza in relazione con l'identità gay o lesbica.Non si osa domandarsi: "Sono gay? Sono Lesbica?", ma si cerca di distanziarsi dai propri sentimenti omoerotici. Si inibiscono i sentimenti di avvicinamento ad altri gay o lesbiche, si ricercano relazioni eterosessuali, l'accettazione nel gruppo dei coetanei eterosessuali e il rifiuto dell'autoetichettamento in quanto gay o lesbiche. Si può sfuggire da sentimenti omosessuali abusando di sostanze chimiche (alcool, droghe, ecc.), si evitano le informazioni sulla sessualità del proprio stesso sesso, si consultano professionisti per valutare un rafforzamento dell'orientamento eterosessuale, ci si sente alienati dagli altri, negando, razionalizzando o limitando la propria consapevolezza.

3) fase dell'esplorazione.
In questo momento comincia a definirsi l'affermazione personale, comincia a concretizzarsi l'autopercezione di se stessi rispetto ad una propria identità di gay o lesbica, si ricercano informazioni sulla formazione dell'identità e sulla sessualità, che favoriscono un processo di separazione dalla famiglia e dal gruppo di pari (amici, compagni di scuola) e la creazione di una nuova identità personale e sociale, si esplorano i potenziali rifiuti e problemi con l'esterno (realtà sociale, mondo scolastico, ambiente lavorativo). In questa fase si comincia ad ammettere di essere gay o lesbica, tollerando questa probabile nuova identità, si inizia a frequentare sporadicamente la comunità e ad esplorare la sottocultura gay/lesbica, si sperimenta la sessualità con lo stesso sesso, si sviluppa un senso positivo di auto stima e le abilità interpersonali legate alla capacità di autodichiararsi e di trovare gruppi di coetanei nei quali sentirsi condivisi, ma occasionalmente possono verificarsi ancora tipici comportamenti, pensieri, fantasie e paure ambivalenti, che possono bloccare l'autosviluppo della propria identità in quanto gay/lesbica, si hanno difficoltà a gestire i sentimenti inadeguati verso la famiglia, ci si giudica immaturi o immorali.


4) fase dell'accettazione.
Definita anche fase di "impegno" o della "prima relazione" è un momento in cui si consolida l'autoaffermazione di se stessi come gay, lesbica o bisessuale, si adotta una piena o parziale filosofia di legittimazione di ciò che precedentemente era vissuto come "stereotipo dell'omosessualità" e si intensifica lo sviluppo della socializzazione nella vita gay/lesbica. Si intensifica il bisogno di autodichiararsi, sostenuto dal progressivo rafforzarsi delle capacità di comunicazione interpersonale e di relazione intima, si affievoliscono i disagi rispetto ad un'identità o ad una situazione di "doppia vita", si afferma la scelta di una totale o parziale legittimazione della propria nuova identità, che porta l'individuo ad accettare più che tollerare la sua autoimmagine di gay o lesbica. Aumentano la frequentazione, i contatti e lo sviluppo di amicizie significative con gay e lesbiche, diventano sempre più chiari i desideri e i bisogni sessuali, viene avvertita la necessità di vivere una relazione d'intimità, per cui nelle prime relazioni si tende ad avere aspettative irrealistiche e ad essere estremamente vulnerabile verso il partner.Aumentano la frequentazione, i contatti e lo sviluppo di amicizie significative con gay e lesbiche, diventano sempre più chiari i desideri e i bisogni sessuali, viene avvertita la necessità di vivere una relazione d'intimità, per cui nelle prime relazioni si tende ad avere aspettative irrealistiche e ad essere estremamente vulnerabile verso il partner. Si ridefinisce come naturale, normale e valida per sé la propria identità gay/lesbica, che viene vissuta con gratificazione, soddisfazione e riluttanza ad essere abbandonata, cresce il desiderio di aprirsi con persone eterosessuali, mentre s'impara a selezionare le possibili aperture emotive e a riconosce i bisogni di affermazione, fisici e sessuali, come necessari per la propria crescita.

5) fase dell'orgoglio ("Identity Pride").
E' un momento caratterizzato non solo dall'accettazione, ma da una vera e propria preferenza della nuova identità ad una possibile alternativa autoimmagine eterosessuale, nella quale si è effettivamente "orgogliosi" di essere gay/lesbica e non si "farebbe a cambio", grazie ad una forte autodeterminazione o addirittura ad una possibile sovravalutazione della nuova identità. Possono attuarsi una lettura dicotomica delle persone, basata sull'orientamento sessuale e sull'identificazione gay/lesbica, la possibile svalutazione di significato dell'eterosessualità, l'esagerazione dell'importanza di altri gay/lesbiche, una totale immersione nella sottocultura gay (consumo vorace di riviste, film, libri gay/lesbici, possibile interventi come attivisti nella comunità gay/lesbica, possibili richieste di rivendicazioni di uguaglianza con la controparte eterosessuale). Riemergono tutte le sensazioni negative vissute nel passato e come per reazione ad esse ci si attiva per "riscattarsi" da esse, attraverso un posizionamento esclusivamente centrato sull'identificazione e sulla sottocultura gaylesbica, che tende a filtrare tutto ciò che non appartiene ad essa, etichettandolo come di importanza minore per la formazione della propria autoimmagine.

6) fase dell'integrazione.
Definita anche "Self-Definition and Reintegration", fase di autodefinizione e reintegrazione, è caratterizzata dal progressivo rientro della "reazione" precedente, che lentamente si stempera nel tempo e permette un riposizionamento sempre più equilibrato della propria autoimmagine, in cui l'omosessualità non occupa più un ruolo esclusivo e primario, ma si integra con le altre istanze formative dell'identità. Questo processo permette il formarsi di una personalità poliedrica ed eterogenea, nella quale la vita del singolo non è più totalmente concentrata e dominata dalla nuova identità acquisita e dalla sottocultura gaylesbica, ma viene riconosciuta la similarità con la controparte eterosessuale, si è consapevoli delle differenze fra sé e le altre persone omosessuali, la rabbia e l'orgoglio sono vissuti in modo meno opprimente, l'autoapertura (il dichiararsi) è automatica, viene percepita una grande sicurezza e consapevolezza della propria identità strutturata e perfetta integrazione della propria persona nel più ampio contesto sociale.
Con numerosi interventi, tratto da IDENTITA DIVERSE, Psicologia delle omosessualità, Counseling e Psicoterapia per gay e lesbiche, di R. Del Favero, M. Palomba, Kappa ed., Roma, 1996

 

http://www.mymovies.it/film/2009/violadimare/poster/

Locandina Viola di mare

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/23/ora-del-coming-out.085.html

L' ora del coming out/ 1

Il coming out all' italiana? Assomiglia molto da vicino all' arte di arrangiarsi. Dice e non dice, allude, magari ammicca, ma lascia sempre una porta aperta in caso di ritirata veloce. Dopo le dichiarazioni pubbliche del rugbista inglese Gareth Thomase quelle del primo militare britannico a dichiararsi omosessuale, un giovanissimo soldato di stanza in Afghanistan, Ben Rakestrow, anche i gay italiani tornano a interrogarsi sul proprio modo di dire la verità. E di contribuire così a modificare, passo dopo passo, l' atteggiamento collettivo di un Paese dove molte cose prosperano avvolte dall' usanza del "si fa ma non si dice". Fabio Canino, uno dei rari showman ad aver partecipato a molti Gay Pride, lo ha spiegato con chiarezzaa Roma, il 14 febbraio del 2004, durante la manifestazione "Kiss2Pacs": «I personaggi italiani dello spettacolo e della moda sfruttano il mondo gay, senza mai restituire nulla in cambio». Un' accusa, questa volta non velata, a quegli ambienti nei quali l' omosessualità è frequente, talora addirittura maggioritaria, e nei quali tuttavia si preferisce accentuare i vezzi esteriori, il linguaggio gergale, la "fratellanza" silenziosa invece delle dichiarazioni a viso aperto. Coming out a metà, in effetti, se ne registrano molti: l' ultimo in ordine di tempo è stato il cantante Marco Mengoni, apprezzato vincitore di X Factor, che ha scelto per parlarne nelle interviste successive alla sua vittoria. E se su Vanity Fair preferisce porre l' accento sugli "atteggiamenti che possono far pensare che io sia omosessuale", adottate nelle performance pubbliche, su Sorrisi e Canzoni Tv rispondendo a una domanda sui suoi legami sentimentali ammicca: «Sono in dubbio se mi piacciono i ragazzi o le ragazze». Negli ultimi anni non sono mancate le forzature, come quella della rivista francese Numero che aveva per protagonista il ballerino Roberto Bolle. «Coming out? Lo fai se vuoi, i pregiudizi verso i gay non esistono più - dichiarò lui - Ma io non mi sono mai pronunciato,e qualcuno mi ha messo sul giornale». Un passo avanti e uno indietro si possono leggere anche in canzoni e letteratura: nel 2003, per esempio, "L' altra sponda" di Renato Zero venne interpretata da molti come una rivelazione in musica, accompagnata da parole come "ci siamo nascosti per troppo tempo", ma poco dopo il cantante smentì e in seguito ha preferito non tornare sull' argomento. Pochii nomi di fama, dall' ormai ottantenne Paolo Poli, grande attore teatrale che non ha mai fatto mistero della sua omosessualità, allo scrittore Aldo Busi, che nel 1990 sconfinò addirittura con una musicassetta per Bompiani dall' inequivocabile titolo "Pazza!". Leo Gullotta si dichiarò nel 1995 sulle pagine di Rome gay news: «Non l' ho mai detto prima - spiegò - perché nel nostro Paese bisogna saper valutare e saper combattere visto che, nonostante tutte le battaglie di principio, poi viene comunque additato al giudizio pubblico». Ma la tendenza generale è stata e resta quella all' ambiguità, all' allusione. «È una specialità tutta italiana - ironizza Paola Concia, deputato del Pd, unica parlamentare ad aver essersi apertamente dichiarata lesbica - Nessuno è obbligato a dichiararsi, ma faccio fatica a capire chi, come Alfonso Pecoraro Scanio (ex ministro dei Verdi, ndr) sceglie di farlo a metà. Per parte mia, mi decisi dopo aver negato un' intervista proprio su questo tema: facevo già politicaa tempo pieno, lavoravo con importanti esponenti dell' allora governo di centrosinistra, ma in quell' occasione mi resi conto che avevo paura perfino all' interno del mio partito, che allora era il Pds. E decisi di farla finita con quella specie di "doppia vita" che avevo vissuto fino a quel momento. Non posso dire di esserne stata danneggiata, ma l' omofobia ancora oggi presente in Italia è uno dei classici temi sui quali il Paese reale è assai più avanti della politica». Sul piano personale, però, il discorso cambia. «Fare coming out è parte integrante del processo di costruzione della propria identità psicologica e sociale - spiega lo psichiatra Vittorio Lingiardi, autore dei principali studi sull' omosessualità in questo campo - Al contrario, non poter affrontare questa verità personale è molto problematico per la coesione di sé e per la propria tenuta psicologica». Lingiardi racconta: «Molti omosessuali vivono una lunga parte della propria vita fingendo di essere eterosessuali, un atteggiamento molto faticoso che contribuisce al senso di scissione. Ma, come lo stesso rugbista inglese ha spiegato con parole semplici e toccanti, a un certo punto della vita, magari anche a cinquant' anni, i vantaggi apparenti che possono derivare da questa finzione diminuiscono, e dire la verità può essere molto liberatorio. Non a caso queste persone cominciano spesso col rivelarsi alla moglie, scoprendo così che questa è spesso comprensiva, e che possono restare comunque buoni genitori e ex coniugi in rapporti civili e affettuosi». «È meglio essere negro che gay: almeno non hai il problema di dirlo a tua madre». Il filosofo Gianni Vattimo ricostruisce così, dissacrante ma efficace, il suo outing non del tutto spontaneo a metà degli Anni Settanta. «Non fui io a scegliere, ma un giornale che scrisse che ero il "candidato omosessuale" del Partito Radicale. Non lo avevo ancora letto, e arrivato in facoltà vidi che molti colleghi mi guardavano sorpresi. Mia sorella nascose l' articolo alla mamma, che anche in seguito preferì non parlarne mai. Oggi dichiararsi gay non ha più grande valore, servono invece leggi che riconoscano le coppie di fatto e i diritti di tutti. E partecipare al Gay Pride ha senso solo nella misura in cui qualcuno continua a scandalizzarsene». In molti ambienti, però, l' argomento resta un tabù. Come racconta Nicola Cicchitti, che nella vita fa il militare nella Guardia di Finanza e il presidente di Polis Aperta, l' associazione nata per difendere i diritti dei gay nelle forze dell' ordine. «Il gesto di Rakestrowè importantissimo- dice - proprio perché avviene in un esercito. Per consentire a ognuno una vera libertà di scelta anche quando si tratta di dichiararsi, tuttavia, occorrono leggi e regole chiare, come la proposta di legge che la senatrice Roberta Pinotti del Pd ha appena presentato anche col nostro sostegno,e che prevede il divieto di ogni riferimento all' orientamento sessuale nelle selezioni per qualsiasi tipo di corpo». E continua: «Ai colleghi e alle colleghe che ci chiedono un consiglio diciamo sempre che è meglio vivere alla luce del sole ogni aspetto della propria vita anche se si è un carabiniere, un poliziotto o un paracadutista, ma comprendiamo benissimo che spesso questa scelta comporta dei prezzi altissimi per chi la compie». Stilisti, artisti e perfino architetti, dunque, possono tranquillamente continuare a convivere con le leggende metropolitane che li vogliono in prevalenza gay. Ma per chi fa l' ufficiale, l' ingegnere, l' insegnante, il discorso cambia. E manca ancora il coming out di un calciatore importante: solo quando avverrà, anche in Italia cadrà a pezzi l' ultimo tabù. - VERA SCHIAVAZZI


 

L'ora del coming out/ 2

NEW YORK Si liberano. Della falsa immagine, di una vecchia identità culturale, quella che lo sport non è per signorine. E liberano anche gli altri. Dello stereotipo machista del campione. I gay ci sono anche nelle discipline rudi, fangose, combattive. E non vogliono più travestirsi, escono dalla mischia, con sincerità. Niente più Victor Victoria. Gareth Thomas, 35 anni, non uno qualunque, ex capitano della nazionale gallese di rugby, il primo del suo Paese a raggiungere cento presenze in squadra, ha divorziato e si è appena dichiarato. «Nasconderlo per tutti questi anni è stata una sofferenza. Sono stato depresso, vicino al suicido, soprattutto per i sensi di colpa verso mia moglie Jemma. Ma non voglio essere ricordato come un gay che giocava a rugby, né vado dietro a ogni uomo che cammina». Anche Nigel Owens, ex ufficiale di polizia, l'arbitro che a marzo ha diretto ScoziaItalia di rugby, l'aveva detto nel 2007: «Sono gay, voglio smettere di vivere dentro una bugia». Stessa cosa ha dichiarato in un tribunale di New York il pentito Robert Mormorando che per sport fa il sicario della mafia: «Da anni vivo con un compagno». Ci sono discipline dove l'omosessualità è più accettata, come nel pattinaggio artistico e nei tuffi, e infatti Matthew Mitcham, tuffatore australiano, campione a Pechino, primo gay a fare coming out olimpico, al giornalista che gli chiedeva "con chi vivi?" rispose in maniera semplice, diretta, pulita: «Con Lachlan, il mio compagno». Per poi aggiungere: « Non voglio esibire la mia scelta sessuale, ma nemmeno sembrare quello che non sono. Per lo sport la prestazione fisica deve essere per forza virile, il corpo quando si tratta di performance non viene mai associato a una personalità effeminata. Nella moda e nelle arti il mondo è pronto a riconoscere agli uomini gay delle qualità che fanno la differenza, nello sport invece no». Il grande Greg Louganis, cinque Olimpiadi, quattro medaglie d'oro e una d'argento, non proprio un «all american boy», ma figlio adottato in Samoa, adolescente depresso e promiscuo, salvato dalla passione per i tuffi, era stato costretto a dirlo al mondo nell'88 perché ai Giochi di Seoul andò sbattere con la nuca sulla piattaforma e la piscina si tinse di rosso sangue. Greg era gay e sieropositivo, così lo rivelò al dottore che gli medicò lo squarcio in testa. E subito dopo andò in tv da Barbara Walters, non per compatirsi, ma appunto per ribadire che non si vergognava della sua esistenza, nemmeno degli amanti che lo maltrattavano, con botte e umiliazioni. Certo, bisogna avere coraggio per fare un passo pubblico. Justin Fashanu, figlio di un avvocato nigeriano, nato a Londra e adottato da una famiglia inglese, diventò a 20 anni centravanti del Nottingham Forest, primo giocatore nero a raggiungere la quotazione di un milione di sterline. Ma il suo allenatore, Brian Clough, che pure era un uomo di sinistra, e aveva sostenuto la lotta dei minatori contro la Thatcher, se ne liberò, senza nascondere il suo disprezzo: «Perché frequenti quei fottuti locali per froci?». Fashanu vendette a un tabloid l'esclusiva della sua confessione: «Sono gay». Poi si trasferì in America dove fu accusato di aver costretto un minorenne ad aver rapporti sessuali. In attesa del processo Fashanu scappò in Inghilterra dove cercò di mettere in piedi una difesa, ma la comunità nera invece di appoggiarlo lo derise. Si impiccò 15 giorni dopo in un garage di Londra, con un filo elettrico al collo, buttandosi da una pila di pneumatici. Perché nel calcio, si sa, nessuno ammette, l'omosessualità è invisibile. Anche se "Victory" su La7 ha mandato in onda un servizio dove un italian gigolò, professionista del calcio nell'ex serie C, confessa di arrotondare lo stipendio, come accompagnatore di uomini: «Prendo 1.500 euro per qualche ora. I calciatori pagano senza fiatare. Li incontro spesso in albergo, la domenica sera, dopo la partita. Chiedono di rilassarsi, non hanno problemi a farsi baciare sulla bocca, però hanno paura di far sapere, anzi sono terrorizzati dall'idea di essere scoperti». Però in Turchia, Halil Ibrahim Dincdag 32 anni, arbitro di calcio, ha avuto il coraggio di raccontare davanti ad una telecamera di essere gay, a quel punto la federazione di calcio gli ha tolto il lavoro. Si è dichiarato e ha lasciato il pallone anche Marcus Urban, che giocava in seconda divisione, e che è stato il primo a farsi avanti in Germania, dove tra sussurri e grida si dice ci siano altri cinque giocatori gay. E poi c'è il ring. Su quello del Madison Square Garden nel '62 Emile Griffith (sì, quello della saga con Benvenuti) ammazzò con 47 cazzotti il cubano Benny "Kid" Paret, perché al peso gli aveva gridato: «Maricon, stasera mi faccio te e tuo marito». Tutto vero. Griffith, che ora ha 70 anni e se la passa male, era ed è gay, ma nel pugilato nessuno osava scriverlo. Perché come dice lui: «La boxeè vera, ma non sopporta falsi uomini». Solo che ora quei falsi uomini smettono appunto di esserlo. -

DAL NOSTRO INVIATO EMANUELA AUDISIO

 

 

 

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